lunedì 27 marzo 2017

27 marzo 2017 - Cineforum

E tornando a parlare della mia biblioteca, dirò che teoricamente nel suo seno apparterrei a un gruppo di Persone - quelle che si occupano di Manifestazioni Culturali - le quali in effetti, a me, a proposito degli eventi non passano informazioni, e nemmeno mi consultano mai. 
Per la verità, quasi non mi parlano del tutto.

Per esperienza, purtroppo, so che questo atteggiamento ha un termine tecnico ben preciso.

Ma non è a queste problematiche che voglio dedicarmi, adesso.
Il fatto è che in futuro, nella mia Biblioteca, verrà organizzato un Cineforum, e già so che non ci metterò becco.
Però su come lo organizzerei ho fatto un paio di pensierini, e qui li espongo.

La tematica che sceglierei è: l'Amore.
Non perché sia particolarmente romantica ma, come dicono la mia amica Nicoletta e Robert McLiam Wilson,

(qui andrebbe l'immagine del suo romanzo Eureka Street, ma non riesco
a fare copia-incolla)

se è vero che ogni storia è una storia d'amore, allora ogni storia d'amore può diventare il pretesto per raccontare anche qualcos'altro.
E dunque:

Film n. 1:

"Dheepan: una nuova vita", di Jacques Audiard

https://www.youtube.com/watch?v=O6aHRRbkFSA

Capita spesso, in biblioteca, che quando gli immigrati restituiscono dei DVD, ad aprire le custodie si sprigionino odori di cibo: cipolla e curry, soprattutto, ma anche pizza.
Per questo, mi viene da pensare che gli immigrati siano persone più legate agli aspetti basilari della vita.
Questo ci mostra anche il film: i due protagonisti cingalesi fingono di essere marito e moglie per sfuggire alla guerra e alla morte in Sri Lanka, e tra mille avventure e ulteriori violenze si rifanno una vita prima in Francia, poi in Inghilterra.
Col tempo, finiscono per innamorarsi davvero - come si raccontava anche in occidente secoli fa, ai ragazzi cui i genitori imponevano un matrimonio di convenienza.
E noi, che ora sappiamo la loro storia, li troviamo meno stranieri.

Film n. 2:

"La sposa promessa", di Rama Burshtein

https://www.youtube.com/watch?v=pCpDcsx4_Ds

E' un film bellissimo e lento, pieno di silenzi e sottintesi.
Tanto sottintesi che, probabilmente, ciascuno può interpretarlo come vuole.
All'uscita dal cinema, quando sono andata a vederlo, sentivo due signore che si raccontavano: "Eh, lei poverina proprio non voleva sposarlo, il cognato... Era già fidanzata a quello coi capelli rossi!"
Invece, io avevo letto i silenzi come sensi di colpa perché lei il cognato voleva proprio sposarlo, ma sin dall'inizio. E alla fine c'è riuscita.
Avevamo visto proprio due film diversi, io e quelle signore...
Se voi ne vedete un terzo o un quarto ancora, raccontatemelo.

Film n. 3:

"Pretty Woman", di Garry Marshall

https://www.youtube.com/watch?v=u0Suo8Gshk4

Questo secondo me è un film sull'umiliazione e sul riscatto, sull'identità, su chi sei davvero e su come gli altri vorrebbero che tu fossi.
Uno stupido finale sdolcinato lo fa sembrare un film d'amore.
Ma non lo è.

Film n. 4:

"Secretary", di Steven Shainberg

https://www.youtube.com/watch?v=AFma24S-Uvw

che ci dimostra che ciascuno è libero di vivere l'amore come gli pare, finché non dà fastidio a chi non è consenziente, e che ciascuno è felice a modo suo.

Film n. 5

"La sposa turca", di Fatih Akin

https://www.youtube.com/watch?v=5nNkq1E-r5E

perché è una bellissima storia d'amore, che vi farà sentire, anche se siete stati sfortunati nel campo, di non aver amato invano.
Per lo meno, siete in grado di capire un bel film!

https://www.youtube.com/watch?v=ypF1N4884lQ

Qui finisce il cineforum.

Dovrei avere rimpianti per il fatto che non verrà mai realizzato?

Vi dirò: ho proposto a un collega simpatico di lavorarci con me - se mai fossi riuscita a farmi assegnare il compito dal Responsabile.
E lui ha risposto: "Mah.. Non so... Se non c'è troppo da fare...
Sai: ho già i miei interessi da coltivare!"

Il collega mi ha aperto un mondo.

Che mi importa di fare il cineforum per la biblioteca, se poi non avrei più energie per andare a vedere i film al cine, o la sera, a casa mia, su DVD?
Ma lasciamolo organizzare a quelle Persone!

E poi, il cineforum l'ho già fatto qui, per voi.
Cosa voglio di più?


Buona settimana!


Silvana


https://www.youtube.com/watch?v=GkYcGExumKs

lunedì 20 marzo 2017

20 marzo 2017 - Banale e forte

E se dovessi considerare un altro reportage fotografico che mi starebbe a cuore, penserei a quello che la primavera fa alle nostre città

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e a noi, che ci viviamo.

E pur sapendo che, come tanti altri incantesimi, appena cerco di formularli sbaglio, so altrettanto bene che tutto quello che ho sono le parole.
E allora dirò che la primavera è tanto più sorprendente

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quanto più è prigioniera.

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E che, pur prigioniera, la sua bellezza è bruciante

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delicata e tenera

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evanescente,

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appassionata,

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elegante,

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sfacciata e sbarazzina,

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lussureggiante.

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Va cercata con impegno, forse,

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ma poi è accogliente,

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anche se è struggente, e ci straccia il cuore.

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Gli alberi, che di per sé son molto mascolini, quando fioriscono non perdono maestosità o autorevolezza.

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E' uno dei loro momenti di bellezza, come quando, tanti anni fa, i giovani mettevano il vestito buono per andare a ballare.

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August Sander: Giovani contadini

IN primavera, quando sbocciano i fiori, e in autunno, quando le foglie seccano, il tempo accelera. Gli eventi e i cambiamenti si concentrano.

Durano poco, primavera e fiori, e foglie gialle, perché i nostri cuori non reggerebbero a lungo tanta intensità.

Quindi, approfittiamo del momento, perché dura poco.

La primavera è effimera.
E questo, si sa, è un pensiero banale.

Ma a ripensare le banalità come se fossero nuove, se ne sente tutta la forza.


Buona settimana


Silvana

lunedì 13 marzo 2017

13 marzo 2017 - Lavorare stanca

Oggi sono stanca.

Dopo il lavoro, sono andata dal mio medico nuovo con gli esami del sangue per raccontargli che, giustappunto, sono sempre stanca.

Dunque, per coerenza faccio lavorare altra gente al posto mio.

Ad esempio, sentite che bravi questi due:


Lui è piuttosto inquietante, ha anche un po' di seno... Ma canta tanto bene!

E poi: guardate cosa capita a questo atleta, proprio nel momento in cui stava vincendo:


Visto?
E la cosa incredibile è che SI E' MESSO A RIDERE!!!
In Italia avremmo smadonnato come carrettieri - in Irlanda è diverso.
Che simpatici, gli Irlandesi. Hanno così tanto da insegnare...

Questo


lo dedico a Silvana.
Grazie per avermelo fatto conoscere.

Questo, invece, lo dedico a Cristina


Grazie per avermelo fatto ricordare.

Qualche domenica fa ho rivisto quest'operetta in televisione, mentre facevo i mestieri


e me la sono goduta proprio da spettatrice archetipica.
Forse perché l'avevo già vista da bambina, e mi aveva così divertito...
Gianrico Tedeschi qui è eccezionale.
A quei tempi mi sembrava mio nonno.
Adesso invece lo trovo un tipo interessante. Peccato che il tempo non si sia fermato neanche per lui.

San Valentino è passato, ma guardatevi questo:


Il mio Simon's Cat preferito, rappresentativo di un'idea dell'amore che in questo momento condivido pienamente.

E parlando di gatti e amore, non posso non farvi vedere questo:


chiedendomi: ma Titina a me vorrà davvero bene?

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Non mi fa le paste addosso, non mi dà testate. Non mi aspetta neanche più dietro la porta!
Mi vuole solo due sesti di bene.
Più che altro, le piace spaccare le mie cose.

Però stasera non mi faccio problemi.
Sono troppo stanca.

Anche perché pensavo di delegare ad altri la stesura di questa mail, ma alla fine l'ho scritta io lo stesso.

Non so delegare. 
Non sarò mai un bravo capo.

Pazienza


Buona settimana


Silvana

https://www.youtube.com/watch?v=vN-ARytZKgQ

lunedì 6 marzo 2017

6 marzo 2017 - Serendipity familiare

Io non è che non abbia più idee.
E' che so che non vale la pena lavorarci.
Ad esempio, come mi dice la mia amica Giulia: anche se scoprissi un libro bellissimo in lingua straniera e qualche casa editrice comprasse la mia traduzione, questo libro non vedrebbe mai la luce.
Per una qualsiasi ragione, rimarrebbe chiuso in qualche cassetto - come d'altronde è già successo.

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Ad esempio: questo libro è prigioniero in un cassetto della casa editrice Adelphi

In campo fotografico - per dire - mi piacerebbe riprendere i cani che aspettano i padroni, legati fuori dai supermercati.
E le luminarie di Natale appese ai balconi dei quartieri proletari.

Non lo faccio.

Avrei sempre voluto fotografare mia madre che porta da mangiare ai piccioni, ogni mattina.
Ma questo comporterebbe una levataccia. Uscire di casa prima delle 8. L'attesa al freddo, da sola nel parco.
Ho sempre rimandato.

Stamane, però, è capitato che appena sveglia, senza neanche lavarmi, mi sia precipitata al laboratorio di analisi mediche dall'altra parte della città.
Non sono stata efficiente, lo giuro: rimandavo l'impresa ormai da un mesetto o due.
Però oggi l'ho fatto: loro sono stati veloci, e io subito dopo ho fatto un salto a citofonare a mia madre.
Non posso passare dalle sue parti, con un po' di tempo a disposizione, senza farmi viva da lei.

Lei non era in casa.

Infatti era già quasi per strada: me la sono vista venire incontro col suo carrellino della spesa.
Era contenta di vedermi.
Ho capito che avrebbe voluto che l'accompagnassi, e l'ho seguita.
E quindi, anche se non avevo con me la mia macchinetta migliore, alla fine il reportage filiale in qualche modo l'ho fatto.

Mia madre, come dicevo, cascasse il mondo ogni mattina porta da mangiare ai piccioni.
Anche quando mio madre è morto all'improvviso, tanti anni fa: la mattina dopo lei si è svegliata, e per prima cosa ha tagliato il pane vecchio a cubetti per portarlo agli uccelli.

A quei tempi lo distribuiva sotto casa.
La malevolenza della gente - e l'innegabile viziaccio di quelle bestie di sporcare ovunque  - l'hanno spinta a cercare angoli più lontani ed appartati.

Adesso, mia madre va al parco.


Si addentra.


Cerca il suo angolino.


​​
Nel frattempo, i piccioni la aspettano.


Se fosse stata da sola, le avrebbero volteggiato intorno come una nube pennuta.
Oggi, intimiditi dalla mia presenza, si sono spostati di ramo in ramo


come Tarzan nella giungla.

Mia madre è molto metodica.
Tira fuori un primo sacchetto di cibo per piccioni dal carrello, e lo distribuisce vicino a un certo albero.


Poi prende un secondo sacchettino, 


e va verso il secondo albero.


Nel frattempo, mi racconta le abitudini dei piccioni, delle cornacchie, degli altri frequentatori del parco.


Tra i pascolatori di cani, alcuni hanno fatto amicizia e chiacchierano con lei della rava e della fava.
Io stessa sono stata presentata a una signora molto amante degli animali, che ci ha raccontato cosa sia vivere sul bordo di un parco di questi tempi.
Altri cinofili fanno finta che lei nemmeno esista, e si voltano dall'altra parte.

Forse non amano i piccioni...


Forse non li amo del tutto neanch'io. Però sono tollerante.
E sono anzi contenta che esistano.

Perché era da anni che non vedevo mia madre felice come stamattina.

Magari anche perché c'ero anch'io, con lei, 


e le ho fatto le foto.


Dopo il parco, siamo andate insieme a casa sua, e mi ha offerto la colazione.

Poi, sono tornata a casa mia, e ho finito di vedere la seconda stagione di Girls.

Poi, sono andata al lavoro.

Un giorno mi sveglierò presto, ancora una volta, e tornerò al parco a fotografare mia madre con una macchinetta migliore.

Lo so.


Buona settimana.



Silvana

lunedì 27 febbraio 2017

27 febbraio 2017 - La storia finita

Dicevano di mia nonna materna che fosse una donna di grande intelligenza e di scarsa pazienza.
Quando faceva i casonsei, ad esempio, cominciava col lavorarli tutti piccoli e regolari. Poi col tempo si stufava, e gli ultimi tortelloni, per sbrigarsi, li faceva enormi.
Un casonsel grande come un piatto - mi sarebbe proprio piaciuto vederlo! 
E anche mangiarlo.


Non so se io sia poco paziente per via di tabe familiare.
Dare colpa alla genetica rende tutto più ineluttabile, e forse anche interessante - alla Lessico Famigliare.
Sta di fatto che con gli anni sono diventata, più che impaziente, insofferente.

Faccio qualche sforzo solo con Titina - e non sempre.

Tutti gli altri - persone, cose, trasmissioni televisive - rischiano sempre più fortemente di cadere vittima della sindrome dell'ultimo tortello: un taglio grosso e via in pentola.

I libri, soprattutto.

Non perché non mi piacciano. Non perché non li apprezzi. In realtà, non c'è una ragione precisa per cui io abbandoni l'80% circa dei libri che inizio prima di arrivare a pagina 50.
Però è quello che succede, purtroppo.

E così, ho lasciato la protagonista di questo romanzo

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mentre il suo giovane amante le schiacciava i punti neri sulla schiena.

La protagonista di questo

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balla sulla terrazza di un night club di Shanghai da circa tre mesi.

Sotto Natale, la protagonista di questo

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ha cominciato a rievocare la propria vita sessuale dalle origini fino al suo tempo presente, e non ha ancora finito.

Per consolarmi, penso che non ci sia niente di innaturale, nel lasciare le storie a metà.
In primo luogo, non è detto che proseguano in modo interessante.
Ad esempio: mesi fa avevo raccontato della mia abitudine di pranzare in una certa trattoria dove mi trattavano con insofferenza.
Un giorno mi è venuta una forte diarrea, dopo aver mangiato da loro, e non ci sono più andata.
Adesso, ne frequento un'altra più vicina alla mia biblioteca dove il personale è molto più sorridente.
E' interessante, questo?
Mah.
E anche i pizzaioli antipatici di cui avevo parlato: dopo l'ennesima battuta poco divertente sulle preferenze alimentari della nostra famiglia, io mia madre e mia sorella abbiamo smesso di servirci da loro e compriamo la pizza all'Esselunga.
A chi giova saperlo?

Delle storie, l'unico momento che conti è l'inizio.

Lasciarci alle spalle delle storie incompiute è il nostro destino.

Come scriveva Vivian Lamarque:

A vacanza conclusa dal treno vedere
chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna
la loro vacanza non è ancora finita:
sarà così sarà così
lasciare la vita?

E chi lo sa?
Ma ci importa saperlo?
Meglio far finta di niente e dare inizio a qualcosa di nuovo.


Buona settimana!


Silvana



lunedì 20 febbraio 2017

20 febbraio 2017 - Paradossi in campo lavorativo

E' cambiato molto, nel tempo, il posto dove abito

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Immagine da Google

e continua a cambiare.
Un paio d'anni fa, ad esempio, hanno costruito un centro commerciale con supermercato subito all'inizio del paese, sulla sinistra, venendo da Milano.

Non ci vado spesso: è lontano da casa mia, e non mi è simpatico.
Ma trovo che i prezzi siano convenienti in materia di cibo per gatti, e allora di tanto in tanto ci faccio un salto, perché la Titina è figlia unica ma mangia come se fosse un due per uno.

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Titi

E ogni volta che passo per di là, non posso fare a meno di pensare alla mia compagna di classe Isa.

Era una persona estroversa e socievole, la Isa, e dal di fuori sembrava intelligente.
Noi che condividevamo con lei le mattinate, però, sapevamo che era in grado di prendere sviste molto notevoli nella valutazione del reale, e che la profondità delle sue osservazioni spesso lasciava a desiderare.
Un piccolo esempio per tutti: interrogata sul diametro di un tubo capillare, scambiò la battuta di un compagno per un suggerimento, e rispose "Cinque metri!".
Io, col tempo, ho fatto esperienza di altre sue caratteristiche.
Ad esempio: se le rivelavi un fatto tuo personale, lei poi lo diffondeva in chiave comica in tutta la classe. Spacciava come reali dei dati partoriti dalla sua fantasia. Non si presentava agli appuntamenti.
Ciliegina sulla torta: aveva un gusto nel vestire e nell'accostare i colori che non condivideva assolutamente con nessuno.
Non in questo Paese. Non in Italia.

Però era piuttosto fortunata.
Sempre rimandata in almeno tre materie, non è mai stata bocciata - se questa è fortuna.
Non è mai stata sola in vita sua.
Ha trovato lavoro subito dopo le superiori e ha fatto carriera per diventare - rullo di tamburi - somma responsabile della linea di abbigliamento in tutti i supermercati d'Italia che appartengono a questa catena del nuovo centro commerciale della mia città.
Insomma: quando vado a comprare scatolette e animelle per la Titina, passo accanto a quei bei vestitini, e non posso fare a meno vedendoli di pensare alla Isa e a come si vestiva ai tempi del liceo, e alla volta in cui, incontrandola per caso, mi ha detto: "Uffi, sono stanca, devo sempre andare per sfilate di moda...".

Un caso simile è rappresentato dal mio amico Pietro Paolo del tempo che fu.
Pietro Paolo era argentino di Buenos Aires, ma oriundo italiano.
Quando laggiù si scatenò la grande crisi economica, alla fine degli anni '80, venne a vivere a Milano.
Qui si diede a molte attività, tra cui il cuoco, il guardiano di pappagalli, l'investitore in borsa.
Quella che però gli ha procurato le maggiori soddisfazioni, e che immagino ancora adesso eserciti - ma non più da noi: si è trasferito in Spagna - è la professione di tassista.


E anche questo è paradossale, perché non so se siate mai saliti su un'auto guidata da un sudamericano.
Vi assicuro che la loro guida è molto fantasiosa, nell'ipotesi migliore.
Nell'ipotesi peggiore: un film de paura.
E se la mia è solo la stupida generalizzazione di un caso singolo, sappiate che questo caso adesso fa il tassista a Malaga.

Nerja, una città vicina a Malaga

Come volevo dimostrare: un paradosso.

Il terzo paradosso lo rappresento io personalmente.
Io, che non ho figli o nipoti, e non mi sono occupata dei bambini delle poche amiche che li abbiano avuti - anche perché non me l'hanno mai chiesto.
Che in biblioteca non vengo quasi mai assegnata alla sezione dei ragazzi perché le colleghe sono convinte che io i bambini me li mangio.

Però mi è capitato di scrivere dei testi per i piccoli, che sono stati pubblicati e anche tradotti.

E qualche giorno fa ho avuto la riprova che in Brasile ci sono bambini che imparano a contare anche grazie a me:


E se questo è un paradosso - um dois tres quatro - ne sono felice e me lo tengo.

Boa semana a todos.

Buona settimana!


Silvana